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  • Francesco Caracciolo ha ricevuto il Premio alla cultura nel 1985 e nel 1994, conferito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri

  • Ha ottenuto finanziamenti per la ricerca scientifica dal Ministero della Pubblica Istruzione e contributi dal Consiglio Nazionale delle Ricerche

  • È stato Forschungsstipendiat dell'Alexander von Humboldt Stiftung

  • voce Wikipedia

  • CANTASTORIE

    di Francesco Caracciolo

    Conoscitori dell’onorata società.

    Molti contastorie, intenditori della criminalità organizzata, non difettano certo di una spiccata intelligenza. Questo loro pregio si rivela non di rado ed emerge specie quando si cimentano a scrivere libri. In essi riassumono il contenuto di relazioni, di dossier e di scritti di altri autori. Mettono così insieme opinioni e tesi altrui concordi o contrastanti. Non si preoccupano di connetterle con il risultato di nuove ricerche e di conclusioni a cui essi siano giunti. Al contrario, presumono di essere riusciti a fare di un cocktail di elementi eterogenei e spesso contrastanti una propria scoperta, una propria originale e coerente invenzione.

    Nei loro scritti sull’onorata società riassumono relazioni e dossier e raccontano così fatti e misfatti dell’associazione criminale. In qualche libro spiegano che la ‘ndrangheta è cresciuta, ha un proprio differente apparato: verticistico nella provincia di Reggio Calabria ed esteso in orizzontale nelle altre province calabresi. Ha particolari caratteri, si è irrobustita e arricchita padroneggiando il traffico di droga proveniente dalla Colombia e da altri stati del centro america. Constatano che ha esteso i suoi tentacoli e conduce loschi affari in stati e città non solo europee; che muove e ricicla enormi quantità di denaro destinato poi ad essere investito in attività legali.
    In altri libri, altri autori descrivono le realizzazioni e i progressi delle altre sette criminali.

    Con riassunti del genere molti mafiologi arricchiscono di dettagli ciò che si conosce da tempo. Quando si spingono oltre il racconto e il resoconto, arrancano, fanno il cocktail mettendo insieme tesi e opinioni eterogenee e spesso contrastanti. Se cercano di spiegare le origini dell’organizzazione criminale e le cause della sua affermazione, raccolgono e riferiscono quanto s’è detto finora. Spiegano quindi che l’onorata società è nata nell’Ottocento ed è cresciuta dopo l’Unità d’Italia e che a causare la sua nascita e il suo progresso sono state le condizioni socio-economiche. Mettono così insieme tesi e spiegazioni che vanno di moda e riscuotono credito essendo state sostenute nel tempo da non pochi autori. Si conformano a quelle tesi e a quelle opinioni che sono prevalenti e, forse perciò, le più accreditate, e trascurano di tenere conto di altre tesi e di altre dimostrazioni. Che la setta criminale sia nata nell’Ottocento è una tesi prevalente, condivisa da molti autori, ma contestata da altri. È stato infatti pure sostenuto che l’onorata società è nata secoli prima e non è nata nel Mezzogiorno d’Italia, ma in Spagna. A determinarne il radicamento nel Mezzogiorno non furono le condizioni socio-economiche, ma fu al contrario un atto costitutivo: sull’esempio di una setta spagnola, nacque in Italia l’onorata società con propri statuti e un proprio modo di essere consono con le condizioni sociali e ambientali del Mezzogiorno d’Italia.

    Questa tesi è fuori del coro e contrasta radicalmente quella dominante. Ma gli autori di scritti sulla onorata società continuarono a recepire e a riferire la tesi dominante e accreditata e trascurarono di tenere conto di quella opposta, che ne contraddiceva radicalmente il contenuto. Spiegarono che la setta criminale nacque nell’Ottocento dalle condizioni socio-economiche. Arlacchi P. fa nascere la ‘Ndrangheta dalle coltivazioni di ulivi prevalenti nella piana di Gioia Tauro. Tanti autori mostrano così di essere capaci di raccontare solo il contenuto di idee e di tesi altrui e di riassumere relazioni e dossier. In questa impresa non sono certo a corto della tenacia di restare sulle proprie posizioni. Un autore inglese, John Dickie, ne è un esempio. Recepisce le tesi sostenute da molti autori in Italia, ne fa il riassunto e spiega ripetendo che la camorra napoletana, la mafia siciliana e la ‘ndrangheta calabrese nascono nell’Ottocento, insieme con lo stato italiano. In oltre 350 pagine, oltre 100 pagine di indicazioni bibliografiche, riassume la tesi prevalente in Italia e ripetuta in molte versioni. Racconta alcune attraenti storielle tratte qua e là da numerose fonti edite e inedite, di cui sono colmi numerosi libri e documenti. Spiega e conclude che l’associazione criminale è nata nelle prigioni nei decenni precedenti l’Unità d’Italia e si è affermata e sviluppata nel secolo che va dal 1861 a oltre il 1950. Non ammette che si possano dare altre spiegazioni. Anzi – sostiene – tutto ciò che si sia potuto dire a proposito della setta, delle sue origini, dei suoi fondatori Osso, Mastrosso e Carcagnosso, è pura invenzione, inaccettabile favola escogitata da qualche sprovveduto allo scopo di procurarsi un alibi. Fonda queste sue spiegazioni su tesi altrui trite e ritrite da decenni e sulle opinioni di qualche storico socialisteggiante o di qualche magistrato. L’inglese Dickie ripete che l’onorata società è nata nell’Ottocento e presume di averne così scoperto le origini e di avere individuato i colpevoli della sua esistenza, cioè coloro che sapevano dei suoi crimini e non ne fecero nulla.

    I racconti di Dickie come quelli di altri autori sono la ripetizione di fatti e misfatti conosciuti da tempo e raccontati, detti e ridetti da storici e magistrati. Non emergono dall’esame di nuovi dati, da fatti e documenti finora ignoti. Sono episodi e storielle tratte da libri e da documenti concernenti l’associazione mafiosa, i suoi protagonisti e i loro delitti, di cui sono colmi numerosi libri e dossier giacenti nelle biblioteche e negli scaffali di caserme e di procure.

    Questa tesi di Dickie, come quelle di molti altri autori, si accompagna a un susseguirsi di racconti di cronaca giudiziaria, di processi, di fatti criminosi, di pettegolezzi, abbondanti in decine di libri sull’onorata società. Oltre a questo, non c’è altro. Alle inutili e superflue domande che egli si pone, ritenendole di fondamentale importanza, risponde raccontando e riferendo fatti noti. «Chi ha commesso determinati reati? Chi sapeva e che cosa sapeva?» si domanda Dickie, ma risponde raccontando e riportando storielle e fatti noti da molto tempo prima che lui si occupasse del tema.

    Come queste risposte e queste spiegazioni sono tutte quelle contenute in quasi tutti i libri che da oltre un secolo si scrivono sulla criminalità organizzata. In essi si ricalcano tesi, racconti, fatti, detti e ridetti e tutti uguali nella sostanza.

     

    Per avere esaurienti ragguagli sull'argomento si suggerisce quanto segue:

    - Francesco Caracciolo, Onorata società e società onorata. "Il mio libro"

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