La difesa dei propri valori: diritto o peccato? L'Italia e l'Europa possono delegarla?

di Francesco Caracciolo

 

È bello e sublime salvare vite umane. È utile farlo e vantarsene, come ha fatto per anni il ministro dell’interno Alfano e come hanno fatto e fanno altri membri del governo e rappresentanti delle istituzioni ottenendo il patrocinio del Pontefice, la totale approvazione di cardinali, il plauso degli ecclesiastici e il consenso delle anime pie e di politici e laici in carriera e in affari. È bello e sublime salvare dieci, cento, mille vite umane, accogliere i salvati o restituirli, in parte, alle loro famiglie e ai loro paesi. Ma se le vite da salvare sono decine e centinaia di migliaia di gente che vuole in massima parte invadere e occupare paesi non suoi senza averne ottenuto il permesso attraverso ambasciate e consolati, le vite salvate devono essere restituite senza remore e condizionamenti ai paesi da cui sono venuti o da cui sono salpati. Occorre fare ciò per interrompere un flusso di cui non si intravede la fine ma si possono prevedere gli effetti letali. A imporre un tale modo di agire non è l’egoismo o l’istinto di conservazione ma l’esigenza vitale di difendersi per evitare che il salvataggio divenga fonte di sconvolgimento, di malessere e di caos. Nessun diritto nazionale o internazionale può vietare la necessaria difesa. Se la vieta non è diritto delle genti ma contro le genti, perché favorisce una parte e danneggia un’altra parte di esse e crea così disordine e caos internazionale e nazionale. La difesa è un’esigenza imposta dalla salvaguardia di obiettive necessità di ordine e di sicurezza. Se il diritto internazionale e le convenzioni umanitarie non provvedono a correggere le proprie norme adeguandole alle mutate condizioni, il paese meta dell’invasione deve difendersi respingendo e restituendo i migranti alle loro sedi originarie o di imbarco. Se non lo fa per obbedire alle obsolete leggi internazionali e agli iniqui dettami umanitari, il paese accogliente si suicida senza saperlo, contribuisce a trasferire nel proprio seno il malessere di popolazioni che si moltiplicano esponenzialmente e sono in difficoltà anche per guerre e povertà. Il paese accogliente sarà presto contagiato dallo stesso malessere che affligge le aree e i paesi in difficoltà. La difesa che nell’estate 2017 il governo italiano scopre e cerca di mettere in atto con il consenso e forse con il contributo di alcuni paesi dell’Unione Europea, è un pannicello caldo, per giunta dannoso. Invece di approntare una efficace difesa e di difendersi come fanno altri paesi della Ue, il governo italiano inventa un modo nuovo. Per tradurlo nei fatti, invece di organizzare la propria difesa, progetta di spendere milioni di euro al mese e propone all’Unione Europea una spesa totale di 5 o 6 miliardi per comprare la difesa che altri paesi da dove giungono i migranti dovrebbero approntare in sua vece e con i suoi insegnamenti e le sue forniture anche di armi. In tal modo l’Italia si propone e, in parte, mette in atto la fornitura di milioni di euro in armi, navi, istruttori, strutture e infrastrutture a paesi africani che promettono di impedire, per quanto possono, il passaggio sul loro territorio e l’afflusso in Italia di milioni o decine di milioni di individui in viaggio o pronti a partire dai loro paesi verso la meta di là del Mediterraneo. È razionale e ammissibile affidare la propria difesa ad altri? Ad altri non certo interessati a salvaguardare l’ordine, la sicurezza e il benessere del committente e acquirente. Ad altri che sono certo disponibili finché conviene loro, cioè finché ricevono i milioni loro elargiti. Ma paesi indebitati come l’Italia, che produce ed esporta milioni di disoccupati, potranno continuare a elargire sine die i milioni di euro promessi per ottenere la difesa? Non si prevede che in futuro il flusso di migranti aumenterà per l’aumento della popolazione che in Africa raddoppierà in qualche decennio? Per evitare l’invasione si può dipendere dal volere e dalla convenienza di alcuni governi di stati africani? Questo espediente non è un déjà vu? Non contiene un pericolo già vissuto e non scongiurato in passato? Non è un ricalco di ciò che hanno fatto per secoli i Romani dell’impero d’Occidente e poi d’Oriente? Quegli antichi popoli civili hanno comprato la difesa a fior di carovane cariche d’oro. Hanno sborsato denaro per frenare o fermare la minacciata continua invasione dei barbari. Hanno sempre dovuto continuare a comprare la loro discrezionale moderazione. Hanno affidato alla loro convenienza la propria difesa e la propria sicurezza. Quei popoli e quei governi civili e con un passato glorioso hanno percorso lo stesso sentiero che stanno per percorrere gli italiani e forse gli europei. Nonostante gli eventi non edificanti del passato, italiani ed europei decidono di sborsare denaro e risorse invece di impiegarli per organizzare una propria efficiente ed efficace difesa. L’esperienza degli errori fatti in passato non è d’insegnamento a coloro che non la conoscono.

Francesco Caracciolo

Per avere esaurienti ragguagli sull'argomento si suggerisce quanto segue:

- Francesco Caracciolo, La folle corsa. "Lulu" e La folle corsa. "Il mio libro"

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